mons_fabianiLa storia dell’immagine della Madonna sotto il titolo del “Molino” è parte integrante della storia della comunità ecclesiale di Lugo e dintorni da un mezzo millennio; ne mette in evidenza la viva devozione alla Vergine Maria, la certezza del suo potente aiuto nei momenti di grave difficoltà, la consapevolezza di costituire un popolo, che nel suo cammino nel tempo è accompagnato e sostenuto dalla luce e dalla grazia di Gesù Cristo, l’unico e universale Salvatore, il Signore, il Signore del tempo e della Storia, Colui che era, che è  e che sempre sarà, Colui che solo è in grado di dare il senso ultimo alla vita umana.
cit. “La Madonna del Molino” di Mons. Aristide Golfieri – Ed. ’96
    E’ una storia “religiosa”, ma nello stesso tempo, civile e culturale, perché si svolge nel tempo, e non può essere diversamente, in un determinato territorio, è “scritta” da uomini e donne che formano una comunità e che di conseguenza vivono in diversi contesti economici, culturali, politici a cui danno il loro apporto di lavoro, di intelligenza, di fantasia creatrice, ma di cui subiscono anche tutta la negatività, quando minoranze ideologizzate tentano con la forza fisica e/o della legge di imporre una rottura con il “passato”, con quelle tradizioni, valori, visione della vita, senso e pratica religiosi, vissuti come una realtà viva ed appagante, perché dà serenità, sicurezza di cammino, anche quando appare particolarmente impervio e scosceso, equilibrio interiore, capace di distinguere la verità dall’illusione e tanto più dalla falsità, di conoscere la meta del vivere, che come senso ultimo dell’esistenza dà significato al tempo così da renderlo storia, cioè successione ordinata e comprensibile di eventi, attualizzazione nel tempo, sia pure in forma imperfetta, di quella realtà che sarà piena solo quando la meta sarà raggiunta, quando la profezia si sarà inverata.
   Quando nel 1796 le truppe napoleoniche occuparono Lugo e si comportarono come conquistatori decisi cancellare un “passato”, spazzandolo via con brutalità, per dare inizio ad una nuova “civiltà”, chiusa nella contingenza, così da ridurre la storia ad “una trama di polvere e tempo, di sogno e di angoscia”, come direbbe Borges, la comunità cristiana si ribellò scrivendo pagine tragiche, ma gloriose perché dimostrò la disponibilità a morire per salvare la propria dignità e libertà, per affermare il proprio diritto a conservare i propri valori religiosi ed umani, a vivere ed esprimere pubblicamente i propri sentimenti religiosi, la propria realtà di popolo di Dio, di Chiesa. L’insurrezione lughese fu domata, data la sproporzione delle forze in campo; la Sacra Immagine non fu più portata in Città fino al luglio del 1855. Il clima che si creò con l’unità d’Italia procurò per diverso tempo difficoltà notevoli al culto della Beata Vergine del Molino, ma troppo radicata nel popolo era la devozione perché potesse essere estirpata. Si mantenne sempre viva, nonostante tutto, così come viva è attualmente, nonostante la forte secolarizzazione, che è poi, cristianizzazione, del Paese.
   In tempi come i nostri, in cui la cultura che fa opinione sta perdendo il senso e lo scopo vero dell’esistenza, chiudendo l’orizzonte umano nel breve arco terreno, rivitalizzare il culto alla Vergine Maria è aprire all’animo orizzonti sconfinati, in cui eterno e tempo si fondono; è far sperimentare la presenza di un Dio, che è entrato nella nostra storia per darle un nuovo volto, per mettere ogni uomo e ogni donna nella condizione di vivere in pienezza, di superare la contingenza, l’effimero, nella certezza che tutto acquista significato e valore, quando è vissuto insieme con Dio, incarnando nella quotidianità la sua parola.
   La Vergine Maria accompagni sempre il nostro cammino, perché il nostro animo divenga sempre più disponibile ad accettare e vivere il suo Divin Figlio, Gesù Cristo, come “via, verità e vita”(Gv 14,6).